Le rocce carbonatiche ed evaporitiche (prevalentemente calcari ma anche dolomie, gessi e duomi salini) occupano il 13% delle terre emerse sul nostro pianeta.
In questo tipo di ambienti si sviluppano le aree carsiche e in esse le grotte, oggetto di studio della speleologia. Oggi sulla Terra sono conosciuti e topografati, grazie a circa due secoli di ricerche, oltre 30.000 km di sistemi sotterranei naturali. Alcuni superano i 2.000 m di profondità e il 500 km di estensione: un vero e proprio "universo" buio.
Si tratta di un territorio geografico ancora prevalentemente sconosciuto, poiché calcoli statistici ipotizzano l'esistenza di reticoli carsici estesi da 100 a 1.000 volte maggiori di quanto conosciuto attualmente.
Gli ambienti sotterranei sono estremamente importanti da diversi punti di vista:
Innanzitutto, rappresentano ecosistemi fragili e spesso sconosciuti alla scienza, terreni “alieni” dove ancora oggi è possibile incontrare nuove specie e dove la microbiologia sta muovendo solo i primi passi.
Le grotte sono anche siti di frequentazione umana che, grazie ad un ambiente molto conservativo, custodiscono testimonianze storiche e archeologiche di enorme valore.
In termini di utilità per l'uomo, sono fondamentali per le risorse idriche: dati pubblicati dalla FAO indicano che tra il 2025 e il 2030 circa l'80% delle risorse idropotabili proverrà da aree carsiche. Il resto dell'acqua viene progressivamente inquinato o salinizzato.
Nel contempo le grotte sono collegate in vario modo alla superficie, e non possono essere indenni dai mutamenti climatici in corso.